Il 19 luglio è una data che lacera la coscienza del nostro Paese. In via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta furono assassinati in un attentato che ancora oggi grida verità e giustizia. Ricordare non basta. Occorre agire, ogni giorno, perché il sacrificio di Borsellino non sia vano.
Tra i pilastri su cui si regge la lotta contro le mafie ci sono loro: i testimoni di giustizia. Donne e uomini comuni che, con un coraggio straordinario, hanno denunciato il crimine organizzato, pagando un prezzo altissimo: la rinuncia alla propria identità, ai propri affetti, al proprio lavoro. In molti casi, alla possibilità di vivere una vita normale.
Oggi, proprio nel giorno della memoria, dobbiamo denunciare una vergogna tutta italiana: molti testimoni di giustizia rischiano di non avere diritto nemmeno a una pensione dignitosa. Non per evasione, ma per le conseguenze dirette delle loro scelte di legalità.
Lo ha ricordato con forza Pietro Nava, primo testimone di giustizia della storia italiana, che nel 1990 denunciò gli assassini del giudice Rosario Livatino. E lo ha ribadito Giuseppe Carini, testimone nel processo sull’uccisione di don Pino Puglisi. Entrambi oggi chiedono che lo Stato versi i contributi previdenziali mancanti, così da scongiurare un destino di povertà per chi ha fatto il proprio dovere civico, rischiando la vita.
L’appello è stato rilanciato con determinazione da Ignazio Cutrò, presidente dell’Associazione nazionale testimoni di giustizia:
“Non chiediamo privilegi. Chiediamo solo che ci siano riconosciuti quei diritti che già spettano ad altre categorie di vittime, come quelle del terrorismo e della mafia. Non si tratta di beneficenza, ma di giustizia. Lo Stato non può dimenticare chi ha scelto la legalità.”
Noi della Democrazia Cristiana ci uniamo a questo appello. E chiediamo alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di ascoltare queste voci, di trasformare la memoria in azione, la celebrazione in coerenza.
Legalità non è solo una parola da pronunciare nei discorsi ufficiali. È una responsabilità quotidiana, che parte dal rispetto per chi ha scelto di stare dalla parte giusta, anche quando farlo significava mettere a rischio tutto.
Nel nome di Paolo Borsellino, nel nome di ogni testimone di giustizia, oggi lo Stato è chiamato a scegliere da che parte stare.

